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“I sionisti vogliono vendicarsi a causa dei nostri progressi nel far revocare le sanzioni. Lo hanno detto pubblicamente. Ma noi ci prenderemo la nostra vendetta sui sionisti”. Lo ha detto lunedì il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, citato dalla tv di stato, accusando esplicitamente Israele dell’incidente che ha colpito domenica l’impianto nucleare iraniano di Natanz. Nel frattempo il New York Times cita due funzionari dell’intelligence secondo i quali il sistema di alimentazione interno dell’impianto di arricchimento dell’uranio sarebbe stato distrutto da un’esplosione, non da un semplice attacco informato, e la sua riparazione potrebbe richiedere almeno nove mesi.

Israele potrebbe aver raggiunto “una sorta di immunità di gregge” e potrebbe allentare ulteriormente le misure anti-contagio. Lo ha detto a Canale 12 Eran Segal, biologo computazionale del Weizmann Institute, sottolineando che con oltre 4,9 milioni di israeliani completamente immunizzati, il numero di casi giornalieri di coronavirus è crollato del 97%. Le riaperture durante le recenti festività di Purim e di Pasqua non hanno causato a un aumento dei casi. Se il dato venisse confermato, ha detto Segal, Israele potrebbe essere il primo paese al mondo ad aver raggiunto l’obiettivo dell’immunità collettiva. Ricordando che Israele ha una popolazione molto giovane, Segal ha comunque aggiunto che sarebbe utile vaccinare gli adolescenti tra i 12 e i 15 anni non appena tale procedura sarà approvata dalla FDA, sebbene questo suggerimento non trovi concordi tutti gli esperti. Segal ha inoltre messo in guardia rispetto al rischio di importare varianti del virus potenzialmente resistenti ai vaccini.

Vaccinazione di studenti delle scuole superiori a Lod (clicca per ingrandire)

Il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Lloyd Austin, è arrivato domenica in Israele per una visita di due giorni, la prima a Gerusalemme di un alto esponente dell’amministrazione Biden. Secondo gli osservatori, Washington sta cercando di rassicurare Israele sulle questioni di sicurezza regionale nel momento in cui riavvia colloqui (finora indiretti e ancora senza risultati) per il rientro degli Stati Uniti nell’accordo del 2015 sul nucleare iraniano. Incontrando il ministro della difesa israeliano Benny Gantz, Austin ha detto che gli Stati Uniti rimangono impegnati per la sicurezza di Israele e che collaboreranno con le Forze di Difesa israeliane per garantire il vantaggio militare qualitativo d’Israele in Medio Oriente. “La Teheran di oggi – ha detto Gantz – rappresenta una minaccia strategica per la sicurezza internazionale, per l’intero Medio Oriente e per lo stato d’Israele, e noi lavoreremo a stretto contatto con i nostri alleati americani per garantire che qualsiasi nuovo accordo con l’Iran garantisca gli interessi vitali del mondo e degli Stati Uniti, prevenga una pericolosa corsa agli armamenti nella nostra regione e protegga lo stato d’Israele”. Austin ha in programma di incontrare anche il primo ministro Benjamin Netanyahu.

Il Ministro della difesa Benny Gantz (a destra) riceve il Segretario alla difesa Usa Lloyd Austin presso il Quartier generale israeliano, a Tel Aviv (clicca per ingrandire)

Un “incidente” si è verificato domenica mattina nella rete di distribuzione dell’elettricità presso l’impianto nucleare iraniano di Natanz, il principale impianto di arricchimento dell’uranio del paese. Lo ha comunicato il portavoce dell’Organizzazione per l’energia atomica iraniana, Behrouz Kamalvandi, citato dall’agenzia di stampa iraniana Fars. Sabato, il presidente iraniano Hassan Rouhani aveva annunciato che l’Iran ha iniziato a iniettare gas esafluoruro di uranio nelle centrifughe avanzate IR-6 e IR-5 a Natanz. Malek Shariati Niasar, portavoce della Commissione per l’energia del parlamento iraniano, ha definito su Twitter “molto sospetta” l’interruzione di corrente a Natanz che, secondo fonti di intelligence, avrebbe causato “danni sostanziali al cuore del programma di arricchimento iraniano”. Domenica sera il capo del programma nucleare civile iraniano Ali Akbar Salehi ha parlato alla televisione di stato di “terrorismo nucleare”. Secondo il Jerusalem Post, il presunto incidente potrebbe essere stato causato da un attacco informatico. Fonti anonime di intelligente occidentali attribuiscono il blackout a lMossad. Stando a notizie di stampa, in passato l’impianto di Natanz è stato preso di mira da operazioni informatiche israeliane e Usa, ad esempio con il virus Stuxnet che nel 2010 mise fuori uso oltre mille centrifughe. Lo scorso luglio Natanz ha subito una misteriosa esplosione che le autorità hanno successivamente descritto come sabotaggio. Le “operazioni delle Forze di Difesa israeliane in Medio Oriente sono davanti agli occhi dei nostri nemici”, ha detto domenica il capo di stato maggiore israeliano Aviv Kochavi in quella che è sembrata un’allusione all’ultimo incidente a Natanz. I nemici di Israele, ha detto Kochavi parlando a una cerimonia a Gerusalemme per i soldati caduti, osservano le azioni delle Forze di Difesa israeliane in Medio Oriente, vedono le nostre capacità e valutano attentamente i loro prossimi passi.

Un autobus della compagnia israeliana Egged è stato gravemente danneggiato, sabato scorso, dopo essere stato colpito da pietre e bombe incendiarie nel quartiere prevalentemente arabo di Isawiya, a Gerusalemme est. La polizia ha detto che l’autista a fine turno ha preso una scorciatoia ed è entrato per errore nel quartiere di Isawiya, dove è stato attaccato da residenti del posto. L’autista e la sua famiglia, che era con lui, si sono messi in salvo fuggendo a piedi. Successivamente la polizia ha fermato tre residenti del quartiere, tra cui due minorenni.

L’autobus Egged subito dopo l’aggressione a Issawiya (clicca per ingrandire)

Il capo del distretto di Gerusalemme della polizia israeliana, Doron Turgeman, ha dichiarato d’aver ordinato un’indagine sull’incidente avvenuto venerdì quando, durante una manifestazione di protesta nel quartiere Sheikh Jarrah di Gerusalemme est, il parlamentare Ofer Cassif (unico ebreo eletto nella Lista Congiunta prevalentemente araba) è stato brutalmente malmenato da agenti dalla polizia israeliana mandati a disperdere la folla. L’incidente è stato severamente condannato da tutto l’arco politico israeliano a cominciare dal presidente della Knesset, Yariv Levin (del Likud).

L’ex ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite, Nikki Haley, ha ribadito le sue critiche all’Unrwa definendola una delle agenzie più “corrotte” e “controproducenti” sulla scena internazionale. “Il presidente Trump aveva fatto bene ad abbandonarla. Il presidente Biden sta sprecando milioni di dollari dei contribuenti americani, minando i progressi compiuti sulla pace in Medio Oriente” ha twittato giovedì Haley, riferendosi alla recente decisione della Casa Bianca di ripristinare aiuti all’organismo per 150 di milioni di dollari.

Alla campagna di messaggi commemorativi che la “Marcia dei Vivi” ha organizzato per il secondo anno consecutivo in modo virtuale (causa pandemia), sono pervenute decine di messaggi da paesi arabi che per la prima volta hanno partecipato all’evento grazie alla firma degli Accordi di Abramo. I messaggi sono arrivati da Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Egitto e altri paesi arabi grazie all’impegno dell’organizzazione Sharaka (in arabo “partnership”), guidata dai due co-fondatori Amit Deri (in Israele) e Majid Al Sarrah (negli Emirati Arabi Uniti). Ad esempio, dall’Arabia Saudita Najat Al-Saied ha scritto: “Gli ebrei di tutto il mondo devono sapere che non sono soli. I paesi arabi che hanno firmato gli Accordi di Abramo e altri stati arabi sono al loro fianco”. Mashael Alshemeri, dal Bahrein, ha citato Eli Wiesel: “Dimenticare l’Olocausto è come uccidere due volte”.

Il messaggio per Yom HaShoà di Najat Al- Saied, dall’Arabia Saudita (clicca per ingrandire)

 

Il messaggio per Yom HaShoà di Mashael Alshemeri, dal Baharain (clicca per ingrandire)

La Corte Penale Internazionale non ha giurisdizione per indagare Israele su presunti crimini di guerra: questa la risposta che il governo israeliano ha deciso di dare alla Corte dell’Aia. La risposta è coerente con la posizione da sempre tenuta da Gerusalemme sulla questione, basata sulle regole della Corte stessa secondo le quali le cause possono riguardare solo stati membri il cui sistema giudiziario non si sia dimostrato in grado di indagare e processare eventuali crimini di guerra: Israele non è membro della Corte Penale Internazionale ed è dotato di una magistratura credibile, autorevole e indipendente, mentre l’Autorità Palestinese, che ha avviato la causa all’Aia, non è uno stato nel pieno senso del termine. Questi argomenti sono già stati ritenuti validi da paesi membri della Corte dell’Aia come Germania, Repubblica Ceca, Ungheria, Brasile, Uganda, Austria, Australia e Canada.

L’amministrazione del presidente Usa Joe Biden ha annunciato mercoledì la ripresa degli aiuti finanziari americani ai palestinesi, che erano stati quasi completamente bloccati dalla precedente amministrazione Trump. Il Dipartimento di stato ha detto che fornirà un totale di 235 milioni di dollari a progetti in Cisgiordania e nella striscia di Gaza, nonché all’Unrwa, l’agenzia Onu per i profughi palestinesi. Il Ministero degli esteri israeliano ha espresso profonda preoccupazione, ribadendo la convinzione che l’Unrwa “nella forma attuale, perpetua il conflitto e non contribuisce affatto alla sua soluzione. Il rinnovo degli aiuti all’Unrwa – prosegue la nota di Gerusalemme – dovrebbe essere accompagnato da cambiamenti sostanziali e indispensabili nella sua natura, nei suoi obiettivi e nella sua condotta”. Anche l’ambasciatore d’Israele negli Stati Uniti e all’Onu, Gilad Erdan, ha ribadito la denuncia delle “attività anti-israeliane e antisemite che vengono svolte nelle strutture dell’Unrwa”, aggiungendo che l’agenzia che istiga odio contro Israele “non dovrebbe nemmeno esistere nella sua forma attuale” e non dovrebbe essere finanziata senza prima garantire che vengano attuate alcune riforme come la fine dell’incitamento e la rimozione dei contenuti antisemiti dai suoi testi scolastici. Molti membri del Congresso Usa hanno fatto notare che leggi federali approvate con sostegno bipartisan (come il cosiddetto Taylor Force Act e l’Anti-Terrorism Clarification Act) vietano di rinnovare gli aiuti all’Autorità Palestinese finché questa non cessa la sua politica di versare vitalizi a favore di terroristi condannati e famigliari di terroristi morti compiendo attentati.