Quel ragionamento che pare attendibile ma non fa i conti con la realtà

Riconoscere ora lo “stato di Palestina" significa gettare tutta la colpa del conflitto sulle spalle di Israele ignorando il ruolo decisivo giocato dai palestinesi nel perpetuarlo

Editoriale del Jerusalem Post

Dietro ai voti “simbolici” del parlamento britannico e alle dichiarazioni del neo primo ministro svedese Stefan Löfven (sul riconoscimento unilaterale dello "stato palestinese" senza un accordo negoziato con Israele) c’è un ragionamento che sembra lineare ed è invece alquanto contorto.

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Diplomatico arabo israeliano esorta ad abbandonare il concetto di Nakba

“La commemorazione della 'catastrofe' non ha a che vedere col ricordare quello che è successo, ma col rancore verso l’esistenza stessa dello stato di Israele”

George Deek, vice ambasciatore d’Israele in Norvegia, un arabo cristiano figlio di profughi da Jaffa, ha esortato ad abbandonare la nozione di Nakba ("catastrofe"), il termine con cui mondo arabo e palestinesi si riferiscono alla nascita dello stato di Israele nel 1948.

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Poetessa berbera marocchina: “Sionismo significa che gli ebrei vogliono istituire il loro Stato: è loro diritto”

Malika Mazan: “Sono i sionisti che sono ostili agli arabi, o sono gli arabi che sono ostili a tutti i popoli liberi?”

In un'intervista per Medradio (Marocco), Malika Mazan, attivista e poetessa marocchina amazigh (cioè berbera), ha preso posizione con forza a sostegno del sionismo affermando che gli ebrei, come ogni altra nazione, hanno il diritto ad avere il loro Stato nella loro terra patria

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